N. Perumov

 L’anello delle tenebre

Traduzione: Carlo Fantozzi

 

Trilogia:

La spada elfica

La lancia nera

La gemma di Khenna

 

La spada elfica

Parte prima

 

Capitolo 1

 

Lo hobbit e il nano

 

 

Verso sera, i nuvoloni che avevano coperto tutto il cielo si diradarono, il disco scarlatto del sole si immerse, come in una trapunta di nuvolette leggere e aeree, nelle nebbie sempre piu’ dense che si stavano formando all’orizzonte. Contro il cielo rosso scuro si delinearono nette le affilate sommita’ dei Monti di Lune. Arrivo’ quel breve intervallo in cui, nelle serate estive della Contea, la lunga giornata non ha ancora ceduto il posto al tramonto, mentre i contorni degli oggetti hanno gia’ acquistato una opacita’ inspiegabile, segreta: un albero pare un animale mitico, un cespuglio si trasforma in un nano tutto contorto, un bosco lontano sembra un bellissimo castello elfico. Perfino i canti serali dei galli diventano morbidi e melodiosi.

Sopra i campi da poco sgombri aleggiava una leggera nebbia argentata. Traboccando dalle depressioni e dai burroni, si spandeva attorno, trasformando le solitarie querce centenarie in isole oscure in mezzo a un mare biancastro. Nelle finestre delle fattorie sparse qua e la’ si spegnevano progressivamente le luci, i padroni andavano a dormire. Un falco fece il suo verso, baleno’ l’ombra saettante di un rondone. Furono chiusi i cancelli del ponte sul Brandivino. Piu’ a sud, in Buckburgo, lo hobbit di guardia, con arco e faretra piena di frecce, si stava arrampicando sull’alto torrione nella piazza di Brandy Hall. Dopo aver aggiustato alla cintura il cornetto per le segnalazioni, prese a misurare a passi la piazzuola di sorverglianza protetta da grosse travi. A qualche miglio verso oriente nereggiava severa la parete continua della Vecchia Foresta, che si distendeva lontano verso mezzogiorno e verso oriente. La sentinella si avvolse meglio nel mantello di lana e si appoggio’ al parapetto, guardando l’orizzonte che veniva velocemente inghiottito dal tramonto. Dietro ai primi alberi della Foresta si indovinava ancora il barlume della Radura dei Pompieri, ma il tamonto stava rapidamente invadendo anche quella. Il cielo si stava cospargendo delle luminose stelle autunnali.

La sentinella sulla torretta si volto’ al rumore improvviso di passi leggeri nel cortile della tenuta. Dalla porta laterale sbuco’ una figuretta piccola anche secondo i canoni, certamente non grandi, degli hobbit, apri’ la porta delle stalle e vi sgattaiolo’ immediatamente. Presto ne usci’ conducendo un pony sellato, vi sali’ e trotterello’ senza fretta verso la strada che portava a nord. La nebbia lo inghiotti’ presto.

“Come al solito, questo picchiatello va a bighellonare di notte! - La sentinella sogghigno’ e sputo’. - Si vede che si e’ riempito la testa con tutta quelle baggianate!.. Ha letto e riletto il Libro Rosso, ed ecco, prego… Magari invidia le gesta di Meriadoc il Magnifico! Quanti anni sono gia’ passati: tra poco saranno tre secoli… Il vecchio Bilbo, e suo nipote Frodo, se ne sono andati oltre il mare… Cosa c’e’ rimasto? Anche gli elfi se ne sono andati via per mare, e i nani si sono cacciati da qualche parte… Perfino gli uomini girano alla larga da noi… Cosa gli manca?”

I pensieri della sentinella scorrevano senza fretta, pigri, poiche’ la cosa piu’ pesante che era restata dai tempi passati era proprio fare la guardia…

Il pony trotterellava per la strada trafficata, ben nota da tempo. Ma era davvero ben nota? La notte, con la sua mano poderosa, aveva lavato via le tinte consuete, conferendo temporaneamente una nuova maschera a ciascun oggetto e a ciascun essere vivente. Rami nodosi si allungano rapaci da ogni lato verso il cavaliere, come serpenti, cercano di afferrargli le spalle, di strapparlo dalla sella… Un cespuglio cresce a vista d’occhio, si spalanca, si gonfia, pare che dalla profondita’ del verde debba ora apparire un’ombra con una torcia nella sua mano mano senza carne, incorporea. Bisogna essere capaci di rispondere. Dalla cintura dello hobbit pendeva una misteriosa spada fabbricata a Gondor, presa di nascosto agli anziani: la stessa spada che aveva portato a suo tempo Meriadoc il Magnifico. Con un’arma del genere non c’era da aver paura, alla sua vista qualunque essere immondo sarebbe fuggito.

Zok-zok, zok-zok. L’oscurita’ si faceva sempre piu’ fitta; le ombre ai lati della strada si erano disposte in lunghe file. Allo hobbit pareva di riconoscerle. Ecco, non e’ forse un guerriero elfo quello che gli fa cenni di saluto con la mano? Oppure, ecco, la’ non c’e’ forse un animoso nano che si appoggia alla sua ascia da guerra, mentre fuma spensierato la pipa?..

Lo hobbit aveva da tempo lasciato andare le redini e il pony camminava da solo… Non c’era niente di meglio di queste passeggiate solitarie nelle notti d’estate, quando rivivono le favole e le leggende antiche, quando ogni attimo ti aspetti di essere attaccato, quando la mano viene da sola attratta dall’elsa della spada…

Sotto olmi frondosi la strada faceva una brusca curva: era il posto che piu’ incuteva paura. Sulla sinistra, attraverso la vegetazione, si intravedeva lo scintillio spettrale di uno stagno oscuro e profondo, circondato da un folto bosco di salici. Vi si radunavano sempre gli uccelli notturni: le loro voci strane, inusitate all’orecchio dello hobbit, erano particolarmente sonore. Ma per lo hobbit impietrito sulla sella si trattava dei sibili e degli ululati beffardi della corte dei Nove, che annunciava la loro prossima comparsa. Lo hobbit chiuse gli occhi e se li immagino’: i corsieri neri come fatti di oscurita’, con i paraocchi stretti - all’interno vi brucia un fuoco stregato, i loro sguardi non ne debbono uscire, - corrono, corrono a perdifiato attraverso la notte, il vento strappa i neri mantelli dei Cavalieri, sbattono contro le cosce le lunghe spade pallide contro cui non c’e’ difesa ne’ salvezza, le orbite vuote ardono di una cattiveria furiosa, inumana, mentre col fiuto cercano avidamente l’odore del sangue fresco… ecco che il seguito tace, i cespugli si aprono in silenzio e lo hobbit si trova faccia a faccia con il Capo dei Cavalieri Neri. Spaventoso e affascinante! Affascinante perche’ nel profondo del suo cuore lo hobbit sapeva: non succedera’ niente del genere, i cespugli resteranno immobili e, superato tranquillamente questo posto, egli tornera’ indietro per fare in tempo a riposare e prepararsi a una giornata piena di faticose faccende domestiche. Ci sarebbe stata la vita scandita nel solito modo, in cui tutto e’ noto in anticipo e niente cambia e ne’ puo’ cambiare…

Il pony improvvisamente scarto’ e si fermo’. Nel passaggio fra i tronchi, illuminato dalla luce lunare, era spuntata una figura tarchiata, di due teste piu’ alta dello hobbit. Lo sconosciuto era avvolto completamente in un mantello, cosicche’ si vedeva soltanto la mano a lato con un lungo bastone.

Allo hobbit si drizzarono i capelli. Fu preso da una paura che gli gelo’ il cuore, la voce si spense e un grido mori’ sulle sue labbra…Lo sconosciuto fece un passo in avanti. Il pony indietreggio’, si impenno’, e lo hobbit perse l’equilibrio e rotolo’ sull’erba ai margini della strada. Risuono’ un fitto calpestio di zoccoli: il pony se la stava battendo in tutta fretta. Dimentico di tutto il resto, lo hobbit si giro’ sul ventre e salto’ in piedi con la spada sguainata. (Quante volte nella sua cameretta l’aveva orgogliosamante estratta dalla guaina, immaginando di stare misurandosi con un orchetto o un troll!) L’arma brillo’ fiocamente, e questo gli restitui’ coraggio.

- Ehi, amico! Cosa ti prende? Metti via la spada! - Nell’ombra risuono’ una voce tranquilla e un po’ gutturale.

- Non avvicinarti! - urlo’ lo hobbit, arretrando con la spada protesa in avanti.

- Sta’ tranquillo! Ora faccio luce. - Lo sconosciuto si chino’, raccolse qualcosa dal bordo della strada. - Riponi il tuo pugnale!.. A proposito, da dove lo hai avuto? Arabescato… l’impugnatura rivestita… Non e’ mica di Gondor?

Ci fu uno schiocco secco, uno scintillio, e apparve una sottile lingua di fuoco vivo. La fiamma si sviluppo’ rapida, illuminamdo il volto dello sconosciuto, che finalmente si era tolto il cappuccio. Lo hobbit tiro’ un sospiro di sollievo. Un nano! Il piu’ autentico dei nani! Proprio identico a come erano descritti nel Libro Rosso! Solido, le spalle larghe, la faccia colorita incorniciata da una folta barba, il naso a patata… Appesa alla larga cintura istoriata, una pesante ascia da combattimento, a tracolla una piccozza.

- Cosi’ tu sei un nano? - Lo hobbit si era un po’ tranquillizzato, ma non aveva abbassato la spada. - Da dove vieni? Dove vai? Cosa cerchi?

Continuava ad arretrare, e gli sterpi duri della macchia al bordo della strada gli urtavano la nuca.

- Vengo dai Monti di Lune. - Il nano si dava da fare con il fuocherello, aggiungendovi rametti secchi. - Cerco nuove vene minerali. Ora, ecco, viaggio per la vostra Contea, sono stato a Hobbiville, a Pietraforata, ora vado a Buckburgo… Mi hanno indicato la tenuta dei Brandybuck dall’altra riva, dicono che vi si possa pernottare…

- Essi non potevano forse trovarti un posto? - si stupi’ lo hobbit, rimettendo la spada nella guaina.

La paura era passata, era rimasta la curiosita’ e una certa qual delusione: dopo tutto, solo un nano. Pero’ora anche i nani avevano quasi smesso di venire nella Contea.

- Il “Pestello d’Oro” era pieno zeppo, - si giustifico’ il nano.

- Cosa stiamo a fare qui in piedi? - Lo hobbit entro’ in ruolo. - Andiamo, abito proprio in quella tenuta. Pernotti, e domani vai dove vuoi. Andiamo! Non e’ lontano… Ma il pony e’ scappato! Vallo a cercare, ora…

- Cosi’ sei un Brandybuck? - Il nano si alzo’ e guardo’ lo hobbit con vivo interesse. - Su, presentiamoci. Torin, figlio di Dart, la mia famiglia viene dal sud dei Monti di Lune.

-Folco, Folco Brandybuck, figlio di Hemfast, al vostro servizio. - Lo hobbit s’inchino’ cerimoniosamente, e il nano gli rispose con un inchino ancora piu’ profondo.

- Ora andiamo, - disse il nano.

Calpesto’ accuratamente il fuoco che aveva or ora acceso con tanta fatica, poi si getto’ sulla schiena il pesante zaino e si mise a camminare accanto allo hobbit per la strada nuovamente inghiottita dalle tenebre. Solo che ora essa non sembrava piu’ preoccupante o pericolosa…

Tacevano. Torin per primo interruppe il silenzio.

- Dimmi, Folco, e’ vero che da voi a Brandy Hall e’ conservata una delle tre copie esistenti del famoso Libro Rosso?

- Vero, - rispose il giovane hobbit un po’ titubante. - C’e’ quello, e molte altre …

Improvvisamente si interruppe, ricordando gli avvertimenti di zio Paladin  : “Non dirlo a nessuno che da noi vengono conservati i manoscritti che Meriadoc il Magnifico aveva portato qua da Rohan e da Gondor!” Lo zio non gli aveva mai spiegato le ragione per cui bisognava comportarsi proprio cosi’; ma di solito ribadiva il peso delle sue parole con sonori scapaccioni.

- E molte altre cose? Volevi dire questo? - suggeri’ il nano, guardando lo hobbit in faccia.

Questi involontariamente distolse lo sguardo.

- Qualcosa del genere, - borbotto’ contro voglia.

- Dimmi, tu li hai letti questi libri? - Il nano non demoredeva.

Ora non solo lo sguardo, ma anche la voce di Torin palesava il suo enorme interesse verso Folco.

Lo hobbit titubava. Raccontare tutto a questo strano nano? Dirgli ch’egli era l’unico che negli ultimi sette anni aveva visitato la Biblioteca? Raccontargli delle notti intere che aveva passato piegato sui vecchi in-folio, cercando di raccapezzarsi fra gli eventi di un passato inimmaginabilmente distante? Raccontargli che si era guadagnato l’appellativo di hobbit “non di questo mondo”? No, non ora, e poi era in qualche modo imbarazzante raccontare certe cose al primo ioncontrato…

Si erano avvicinati al cancello della tenuta. Il pony nel frattempo non si era fatto vedere.

“Domani ci sara’ da infilarsi per burroni e boscaglie, a cercare quello scemo, - penso’ lo hobbit malinconicamente, - e poi mi tireranno anche le orecchie…”

Divenne proprio triste.

- Folco, sei mica tu? - risuono’ la voce della sentinella. - Dove hai cacciato il pony, mascalzone?! Chi c’e’ con te?

Folco spinse il cancelletto ed entro’, senza prestare alcuna attenzione a questo grido. Invece, Torin si fermo’ e, con un cortese inchino, disse, rivolgendosi alla figura indistinta sulla torre della sentinella:

- Torin, figlio di Dart, nano dei Monti di Lune, al vostro servizio. Chiedo il vostro gentile consenso a pernottare sotto questo tetto ospitale, noto anche lungi dai confini del vostro bellissimo paese! Abbiate grazia per un viaggiatore stanco, non lasciatelo pernottare a cielo aperto!

- Non farci caso! - gli bisbiglio’ Folco, prendendolo per mano. - Spicciati, altrimenti questo fara’ alzare tutti quanti! Suvvia!

- Ehi, Croll, cosa cerchi? - grido’ poi alla sentinella. - E’ con me, tutto a posto. Magari la tua pipa si e’ spenta a forza di chiacchiere!

Lo hobbit tiro’ con decisione il nano attraverso il cortile.

- Domani racconto tutto a tuo zio! Domani lo zio sapra’ tutto! - vocio’ Croll, offeso. - Te lo fa vedere lui…

A questo punto lo hobbit e il suo strano compagno erano gia’ spariti nelle viscere dell’enorme labirinto della tenuta. La sentinella brontolo’, sputo’… poi sprimaccio’ il materasso di paglia, ci si sistemo’ comodo e presto un dolce ronfare invase la piazzola di guardia.

Per lunghi corridoi Folco e Torin passarono attraverso un gran numero di porte basse, fino alla parte occidentale della tenuta. Strutture di tronchi d’albero che coprivano i fianchi della collina, su tre ordini, pendevano sul Brandivino, formando qualcosa che assomigliava a un favo di api. Qui di solito abitavano i giovani scapoli prima di mettere su famiglia.

Folco spinse una delle porte ed entrartono in una stanzetta con due grandi finestre rotonde che davano sul fiume. Fatto accomodare l’ospite su una comoda poltrona davanti al camino e riattizzato il fuoco, si dette da fare a preparare il tavolo.

Nel camino affumicato danzavano le lingue rossastre che illuminavano le pareti, il piccolo letto, il tavolo e… libri. Occupavano tutto lo spazio libero, riempivano gli angoli, giacevano sotto il letto, erano ammucchiati sul ripiano del camino. Vecchi e pesanti in-folio rilegati in pelle…

Folco porto’ pane, formaggio, prosciutto, burro, verdura, scaldo’ l’acqua per il te’ e tiro’ fuori da qualche ripostiglio segreto un fiasco di vino rosso. Il nano mangio’ in fretta, e Folco, per non disturbare l’ospite, resto’ appoggiato alla finestra.

La luce spettrale della luna inondava le basse rive del Brandivino, l’acqua scivolava come una massa scura e severa, nella quale sembrava che affondasse anche il riflesso delle stelle. Sull’altra riva pendevano le punte acuminate degli alberi della Zona a Bosco, presso il pontile, un fanale brillava appena visibile. Folco spalanco’ la finestra, e nella stanza irruppero le voci della notte: il risciacquare del fiume appena percepibile, il fruscio della ghiaia sulla riva, il leggero, ma diffuso, sibilo del vento fra le migliaia di fronde, che ora vivevano la loro particolare vita notturna. Come sempre in momenti simili, lo hobbit venne preso da una nostalgia acuta, ma incomprensibile, per qualcosa di straordinario, meraviglioso, favoloso…

Immaginava Bilbo e Frodo che partivano per le peregrinazioni che li avrebbero resi celebri; probabilmente anche loro stavano proprio cosi’, davanti alla finestra spalancata sulla notte e scrutavano l’oscurita’ che li circondava, mentre in cortile gia’ attendevano i nani e gli amici hobbit, e rimanevano poche ore all’alba, quando si sarebbe dovuto intraprendere il cammino, senza sapere se sarebbe stato dato in sorte di ritornare…

Alle sue spalle risuono’ il delicato tossicchiare del nano. Folco sussulto’, cacciando via la tristezza indesiderata e si volto’ verso l’ospite che aveva finito di cenare. Aggiunsero legna al fuoco e accesero le pipe.

- Racconta, Torin, cosa ti ha portato nel nostro paese? Filoni di minerale qui non ce ne sono mai stati… - chiese Folco.

Tutto cio’ che stava accadendo gli appariva un sogno meraviglioso, una favola magica, uscita dalle tenebre di tempi lontani e stupefacenti. Un nano! Un nano in carne e ossa sta seduto davanti a lui in questo istante e aspira intento la pipa!.. La fiamma gli illumina la faccia tonda e aperta, e pare che ora si debba alzare il velo grigio che ostacola gli sguardi, e Folco tenda la mano per toccare i segreti stupefacenti e le meraviglie del Grande Mondo, di cui finora ha solo sentito parlare…

Per la stanza scarsamente illuminata dalla luce del camino, fluttuava il fumo dolciastro del tabacco. Oltre le finestre aperte era arrivata la notte, che assediava i passaggi illuminati, ma ora le sue voci segrete non mettevano timore allo hobbit. Forse quell’incontro non era casuale, e ne sarebbe seguito qualche viaggio eccezionale, del tipo di quello cui si assunse il vecchio Bilbo, alla ricerca del tesoro del drago… Anche allora tutto comincio’ con una inattesa visita dei nani!

- Ho bisogno del Libro Rosso, - rispose il nano, guardando fisso Folco.

Lo hobbit sussulto’ come se fosse stato svegliato all’improvviso: le parole di Torin lo avevano turbato.

- Cosa te ne fai?

- Ecco, voglio raccapezzarmi. Voglio sapere in che modo il nostro mondo attuale ha assunto questi connotati, - rispose Torin. - Nella Terra di Mezzo avvengono cosi’ pochi cambiamenti, che le ragioni di molti avvenimenti attuali non vanno ricercate nel presente, ma nel passato.

- Quali avvenimenti ti interessano? Qui da noi, nella Contea, pare che il tempo si sia fermato. Certo, non so in altri posti…

- Anche la’ molti vorrebbero che il flusso degli eventi si fermasse e la vita si rapprendesse. A molti e’ sembrato a lungo che fosse arrivata l’eta’ dell’oro…

Folco raccolse le gambe sulla poltrona e punto’ gli occhi scintillanti sul nano. Questi guardava meditabondo il fuoco e, per abitudine, socchiuse gli occhi, come quando era davanti alla fucina; poi prosegui’, lasciando cadere le parole lentamente:

- Nel nostro mondo sta avvenendo qualcosa di sospetto, Folco. Noi nani lo abbiamo gia’ avvertito da tempo. Ma sono pochi quelli che possono immaginare dove tutto cio’ conduca. Il mondo sembrava incrollabile e solido, il male vinto per sempre, e gli avvenimenti paurosi soltanto un imprevisto increscioso. Tutto e’ cominciato alle Miniere di Moria. Come sai, poco dopo la vittoria nella Grande Guerra per l’Anello, i nani si erano insediati nei palazzi dei loro avi; nelle fucine abbandonate, come nel passato, avevano ripreso a battere pesanti martelli; i nani si sono avidamente concentrati verso le profondita’ della terra, alla caccia delle evanescenti vene di minerali. Tutto andava per il suo verso, quando all’improvviso…

Un lungo, lamentoso urlo ruppe improvvisamente la quiete notturna. Un gemito pieno di angoscia disumana si diffuse per le rive oscure del Brandivino e mori’ nella lontananza. Hobbit e nano sussultarono e si guardarono l’un l’altro.

 

 


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